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Venerdì, 23 Gennaio 2015 11:59

INTRODUZIONE ALLO SCI DI FONDO

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La Sezione dello sci di fondo del CAI di Asti è attiva da quarant’anni e dal mese di gennaio fino a marzo organizza uscite domenicali; le località, da raggiungere in pullman, saranno sempre diverse, scelte tra Piemonte, Valle d’Aosta e Francia, in base alle condizioni atmosferiche e di innevamento migliori.

Sono previsti corsi di vari livelli: dai “primi passi” per tutte le età, ai perfezionamenti per chi è più esperto. I corsi saranno tenuti da Maestri federali e si svolgeranno ogni domenica in una località diversa; anche chi è autodidatta potrà impratichirsi seguendo le tracce ed ascoltando i consigli dei più esperti.

CALENDARIO USCITE 2022:

Gennaio   16   30

Febbraio  13   20*   27

Marzo        6    13*

* Solo nel caso in cui la stagione invernale sia particolarmente propizia.

Info: 347.7080682 (Fondo Asti) o al 331.6161886 (Guido). Da gennaio fino a marzo ogni martedì e venerdì sera sarà presente un referente presso la Sede CAI.

LO SCI DI FONDO: UNA STORIA MILLENARIA
Lo sci di fondo ha origini molto antiche, ma non esistono testimonianze sufficienti a stabilire dove sia veramente nato: sui monti Altai, in Siberia, sono stati trovati sci risalenti al 2.500 a.C. fatti di giunchi legati insieme e scarpe da neve molto simili a quelle moderne; sci in legno risalenti a 4.000 anni fa e simili a quelli usati oggi sono stati rinvenuti in una torbiera svedese; allo stesso periodo risalgono i graffiti rupestri di Rodoy, in Norvegia, che raffigurano uno sciatore stilizzato. I primi sciatori non usavano comunque il passo alternato e non scivolavano sulla neve come quelli di oggi, ma dovevano compiere un movimento simile a quello di chi va in monopattino. Gli sci venivano usati per spostarsi su terreni innevati senza sprofondare e servivano prevalentemente per cacciare, occupazione di vitale importanza a quei tempi. Nell’undicesimo e dodicesimo secolo i vichinghi usavano gli sci in battaglia, e gli stessi vichinghi introdussero lo sci nel Nord America.Lo sviluppo in senso più strettamente sportivo inizia nella seconda metà del XIX secolo in Norvegia: la prima gara in assoluto è considerata quella di Tromso nel 1843; nel 1893 si svolge la prima edizione dei Giochi Nordici, gare di fondo e di salto sulla collina di Holmenkollen a Oslo; nello stesso anno si disputano le prime gare di fondo nel Centro Europa, in Austria e Cecoslovacchia. Nel 1924 lo sci di fondo è tra le specialità delle prime Olimpiadi Invernali di Chamonix; la Federazione Internazionale dello Sci (FIS) organizza con cadenza annuale fino al 1935 i Concorsi Internazionali, che dal 1937 assumono la denominazione di Campionati Mondiali.

In Italia lo sci è stato introdotto dall’ingegnere svizzero residente a Torino Adolfo Kind: le prime gare, riservate a sciatori militari, si svolsero nel 1898. Nei primi anni del 900 nascono i primi sci club, nel 1909 si svolgono i primi campionati nazionali. Negli anni successivi alla guerra, lo sci di fondo fatica a imporsi, nonostante il proliferare delle gare (Campionati Italiani, Olimpiadi, Concorsi Internazionali, Campionati Mondiali) e i buoni piazzamenti dei nostri atleti. Le cose cominciano a cambiare solo con la vittoria olimpica di Nones a Grenoble (1968) nella 30 km. Il boom vero e proprio si ha con la disputa della prima Marcialonga nel 1971.

TECNICA
Due sono le tecniche fondamentali dello sci di fondo: la tecnica classica (o alternato) e quella libera (o skating o pattinato). La prima è la tecnica più tradizionale, quella praticata fin dalla nascita dello sci di fondo: gli sci scorrono all’interno di appositi binari tracciati ai lati della pista e il movimento base è simile a quello della camminata, i binari vengono abbandonati solo per affrontare le salite più ripide. E’ la tecnica che si consiglia a chi si avvicina per la prima volta allo sci di fondo, poiché richiede meno doti di equilibrio e risulta più spontanea rispetto alla tecnica libera. Permette inoltre di mantenere un’andatura estremamente tranquilla ed è quindi adatta a tutti.
La tecnica libera deriva il suo nome dal fatto che lo sciatore può scegliere i movimenti da compiere e il tipo di andatura; poiché la maggior parte degli sciatori opta per uno stile simile al pattinaggio, spingendo lo sci con un movimento trasversale rispetto al senso di marcia, sinonimo di tecnica libera è diventato il termine pattinaggio o skating. Si tratta di una tecnica nata a metà degli anni ’70 e affermatasi definitivamente nel 1985, anno in cui viene deciso di far disputare le gare di Coppa del Mondo, Campionati del Mondo e Olimpiadi metà con tecnica classica e metà con tecnica libera: maggiore qualità nella battitura delle piste, sci più veloci, preparazione fisica più sofisticata sono alla base dello sviluppo di questa tecnica. Oggi si assiste a un certo ritorno verso la tecnica classica, soprattutto nelle gare di gran fondo, dove in molti casi viene ammessa solo questa tecnica. Rispetto all’alternato, il pattinato permette velocità più elevate e richiede notevoli doti di equilibrio e coordinazione.

ATTREZZATURA
Diamo in questa pagina alcune indicazioni fondamentali, rimandando per approfondire la materia, che è estremamente vasta, ai link indicati sotto e alle riviste di settore.
Quattro sono gli elementi fondamentali che costituiscono l’attrezzatura propriamente detta: sci, bastoncini, attacchi, scarpe. Tutti questi elementi variano a seconda della tecnica scelta, alternato o pattinato.
Lo sci da alternato ha caratteristiche particolari che gli consentono di scorrere nei binari della pista adattandosi perfettamente al terreno. Si distingue a prima vista da quello da pattinato per la punta ricurva e flessibile e per la lunghezza maggiore; la punta deve infatti adattarsi alle asperità del terreno quando, nell’esecuzione del passo, viene alzata la coda dello sci. Inoltre, gli sci per principianti hanno la soletta ricoperta di scaglie nella parte centrale, al fine di trattenere lo sci nelle salite e di ridurre la velocità nelle discese.
Lo sci da pattinato ha le punte più basse rispetto a quello da alternato, in alcuni modelli la punta appare addirittura tronca. Il motivo va ricercato nel particolare modo di avanzare dello sci, obliquamente rispetto alla direzione di marcia e nel fatto che nei passi di pattinaggio non vengono alzate le code come nella maggior parte dei passi classici.
Molto importante nella scelta degli sci è la lunghezza, che varia in funzione dell’altezza e della capacità tecnica dello sciatore; a titolo indicativo riportiamo la seguente tabella:

Sciatore tipo Alternato Pattinato
Principiante altezza + 20-25 cm. altezza + 15-20 cm.
Medio altezza + 20-25 cm. altezza + 15-20 cm.
Evoluto altezza + 25-30 cm. altezza + 10-20 cm.

I bastoncini rivestono una grande importanza nella pratica dello sci di fondo, poiché grazie ad essi le braccia trasferiscono sulla neve una parte della forza che serve per avanzare. Per svolgere una funzione ottimale, il bastoncino deve essere leggero ed equilibrato e avere caratteristiche di resistenza e rigidità. Molto importante è la lunghezza: per l’alternato si calcola moltiplicando l’altezza dello sciatore per 0,87, per il pattinato per 0,91. Per il principiante, si consigliano bastoncini in alluminio o fibra di vetro, più pesanti ma più resistenti agli urti. Lo sciatore più esperto può optare per bastoncini in carbonio o kevlar, molto leggeri e resistenti in senso verticale, ma molto fragili in caso di cadute.
Gli attacchi servono a fissare la scarpa allo sci e non sono universali, nel senso che ne esistono due tipi e la scarpa deve corrispondere a uno dei due. L’attacco deve permettere al piede un ampio movimento di flessione in avanti, pertanto solo la punta della scarpa rimane fissata, mentre il tallone può alzarsi e abbassarsi liberamente; deve inoltre permettere un buon controllo dello sci, essere molto resistente e nello stesso tempo leggero.
Infine, le scarpe. Una buona scarpa da fondo deve essere essenzialmente comoda, calda, impermeabile e traspirante. Tenendo conto del calzettone e del possibile gonfiarsi del piede durante l’attività, è preferibile utilizzare scarpe di un numero leggermente superiore al numero abituale.
Le scarpe per il pattinato hanno un gambaletto alto e rigido che consente il movimento della caviglia in senso longitudinale (fondamentale nel passo pattinato) mentre impedisce il movimento laterale, inutile e dannoso per le articolazioni inferiori della gamba. La suola è particolarmente rigida, in modo da favorire la trasmissione dell’energia dalle gambe agli sci e da permettere il pieno controllo dei medesimi.
Le scarpe per l’alternato sono più basse, il gambaletto arriva alla caviglia e permette di muoverla in tutte le direzioni.La suola è costruita con materiale plastico meno rigido, adatto a mantenere una buona elasticità e morbidezza, qualità essenziali per avere sensibilità e capacità di ‘sentire’ lo sci.
Per chi vuole acquistare l’attrezzatura di cui sopra, diamo qualche indicazione dei negozi specializzati: ad Asti non ce ne sono, segnaliamo Cavallo a Borgo San Dalmazzo, Atlante Sport a Roreto di Cherasco, Milanesio e Levrino a Torino. Ci sono poi negozi che si trovano nelle località sciistiche: è il caso di Festiona Sport a Festiona (Valle Stura), Ezio Sport a Cogne.

PISTE
Dulcis in fundo, qualche indicazione su dove praticare lo sci di fondo. Senza pretese di voler elencare tutte le piste, vorremmo segnalare quelle che riteniamo più belle e affascinanti, sulla base della nostra esperienza di fondisti di vecchia data. Per comodità e per restringere un po’ il campo, parleremo solo di Piemonte, Valle d’Aosta e Francia, non dimenticando però che piste da favola si trovano in Dolomiti e sull’Altopiano di Asiago.

PIEMONTE
Nel cuneese, la valle Stura è la culla dello sci di fondo: si va da Festiona, in bassa valle, a Bagni di Vinadio (località in quota e molto nevosa, dove si può sciare da novembre a marzo), a Pietraporzio (paese natale di Stefania Belmondo, la pista si snoda tra i boschi, purtroppo non sempre viene battuta).
In valle Gesso, Entracque offre un bellissimo tracciato, molto tecnico, con un paio di discese da brivido e una pista nera da non perdere, la Sartaria. Da non perdere anche le torte del bar-ristorante che si trova proprio all’ingresso delle piste.
In valle Pesio, Chiusa Pesio offre una pista molto tormentata, che sale fino alla Certosa tra continui saliscendi.
In Val Maira ci sono anelli a Prazzo e ad Acceglio, purtroppo i collegamenti non sono sempre battuti.
Passando alla provincia di Torino, il fiore all’occhiello è Pragelato, in Val Chisone, con le sue piste olimpiche, non facili, ma di grande soddisfazione. Emozionante poi il tracciato che si inoltra nelle val Troncea.
In val Grande di Lanzo, Chialamberto e Pialpetta offrono un bel tracciato, sfavorito solo dalla scarsa presenza di sole nel mese di gennaio!
Spostandoci in val di Susa, troviamo piste per tutti i gusti. Le piste della Luna si estendono intorno ai 2000 metri e sono raggiungibili da Bousson con una lunga salita lungo la strada che porta alla Capanna Mautino, oppure con un impianto di risalita da Cesana. Dalla Capanna Mautino è possibile proseguire lungo l’Haute Trace des Escartons e scendere sulle piste di Cervières, in territorio francese.
Clavière offre alcuni tracciati interessanti, che arrivano fino a Monginevro, già in territorio francese; l’innevamento è garantito fino a primavera inoltrata.
A Bardonecchia si può sciare negli anelli che partono da Melezet, oppure inoltrarsi lungo la Valle Stretta fino ai rifugi Re Magi e 3° Alpini.
Per finire, nel Verbano vale il viaggio la pista di Riale, in val Formazza: l’innevamento è sempre abbondante e gli anelli danno l’impressione di sciare su un ottovolante. Un paio di alberghi posti proprio sulla pista offrono calda accoglienza e ottimi piatti della cucina locale. Gli stacanovisti degli sci stretti troveranno soddisfazione nel salire lungo la strada che porta al rifugio Maria Luisa.

VALLE D’AOSTA
Seguiamo un criterio geografico, iniziando dalle località più vicine a noi e spostandoci verso il confine.
A Gressoney St. Jean la pista parte dal centro del paese e si estende tra la pineta sfiorando il castello Savoia verso sud, e lungo il campo da golf verso nord, sempre con il massiccio del Rosa in vista.
Brusson in val d’Ayas ha ospitato in passato i Campionati del Mondo di fondo, i diversi anelli sono di difficoltà media, con l’eccezione della pista nera, che si rivolge a sciatori esperti.
Torgnon, in Valtournenche, richiede una buona preparazione fisica a chi voglia percorrere le sue piste: il tragitto più impegnativo porta al belvedere, fantastico punto panoramico sul Cervino; gli anelli più in basso si snodano con continui saliscendi tra le pinete, arrivando, quando l’innevamento è buono, fino alla località di Verrayes, circa 300 m. più in basso del punto di partenza.
Saint-Barthélemy è una meta meno conosciuta, ma le sue piste meritano la visita: si scia su un altopiano assolato e circondato dai boschi, in una natura incontaminata. Gli amanti delle grandi distanze possono cimentarsi con il Gran Tor agonistico (30 km.).
Ollomont, piccola località nella valle omonima, ospita una piccola pista che si snoda intorno al paese, con salite e discese abbastanza tecniche, sullo sfondo imponente del Gran Combin.
Passata Aosta, incontriamo la valle di Cogne. L’incantevole località è un vero paradiso per lo sci di fondo: il prato di Sant’Orso, Epinel, Valnontey, Lillaz si trasformano in anelli di varia difficoltà, collegati tra loro, che permettono di sciare per ore cambiando sempre pista e panorama. Assolutamente da provare.
Rhêmes-Notre-Dames offre alcuni anelli facili e una pista nera decisamente impegnativa, che si inerpica tra le pinete con salite e discese, curve e controcurve. Sconsigliata ai principianti!
Poco distante da Morgex, lungo la strada per il colle San Carlo, Arpy è adatta a chi non bada troppo alla varietà del paesaggio ma cerca piuttosto anelli di media difficoltà da ripetere più volte, con un’estensione abbastanza limitata. La quota e l’estrema cura delle piste permettono di sciare fino a primavera inoltrata.
Chiudiamo con la pista che ogni fondista conosce: quella della Val Ferret. I chilometri non sono tanti, soprattutto da quando non viene più battuta la parte alta della pista per il pericolo di valanghe, ma il paesaggio impagabile (Monte Bianco e Grandes Jorasses) e l’innevamento sempre abbondante ne fanno una meta sempre appagante. Da provare le polente e i dolci del ristorante Lavachey, raggiungibile sci ai piedi. Anche qui si scia fino ad aprile.

FRANCIA
Un grazie sentito a Giorgio, che ci ha fatto conoscere i luoghi sotto indicati.
Anche in questo caso seguiamo un criterio geografico, iniziando dalle località più vicine al confine.
Scendendo dal Monginevro e poco prima di Briançon, si imbocca la valle della Clarée per arrivare a Nevache, considerata da alcuni l’università del fondo. Dal pittoresco paese di può proseguire per l’alta valle, lungo un percorso faticoso che si inoltra tra distese innevate punteggiate da piccole frazioni, oppure scegliere gli anelli che si sviluppano sui due lati della strada, con difficoltà varie. Inoltre, ogni paese della valle (Les Alberts, Val des Prés, Plampinet) ha le sue piste, spesso collegate fra loro a formare una stupenda traccia bianca. A Nevache da visitare la Brasserie Au Chevalier Barbu per le sue birre artigianali e i suoi spuntini.
Proseguendo oltre Briançon verso il colle dell’Izoard, troviamo Cervières. Il centro fondo si trova sulla strada statale, di lì si può salire con gli sci a Le Laus, dove si trovano alcuni anelli di media difficoltà; da Le Laus i più allenati possono salire al colle dell’Izoard (tappa obbligata al rifugio Napoleon). Ma le piste più belle sono quelle che si estendono nel pianoro di Bourget e lungo il fiume Cerveyrette, raggiungibili con gli sci dal centro fondo lungo due strade entrambe abbastanza impegnative. Vale la pena spingersi fino al rifugio des Fonts, dopo aver percorso tutta la vallata in leggera ma costante salita (il rifugio in inverno è chiuso). Ambiente indimenticabile.
Da Modane percorrendo la strada verso il colle dell’Iseran, si arriva a Bessans, nel cuore della Vanoise. Su un vasto altopiano intorno ai 1800 m. si estendono piste larghe e perfettamente battute, particolarmente adatte per la pratica del pattinato. La stazione è anche conosciuta per il suo stadio di biathlon, dove è possibile provare a praticare questa disciplina, che unisce sci di fondo e tiro. A metà strada tra Albertville e Megève, in posizione panoramica all’ombra del Monte Bianco, si trova les Saisies, uno dei comprensori più vasti in Francia per lo sci di fondo. Circa 140 km. di piste con diversi livelli di difficoltà solcano un altopiano circondato da boschi di conifere e soleggiato dal mattino alla sera. L’unica cosa in comune delle piste è il punto di partenza, poi ogni sciatore può scegliere il percorso più adatto alle sue esigenze, scoprendo paesaggi sempre nuovi. A pochi chilometri si trova Beaufort, famoso per il suo formaggio, assolutamente da provare.
Avendo qualche giorno a disposizione, vale la pena spingersi oltre Grenoble e salire a Autrans, nel parco naturale del Vercors. Anche qui si scia su un altopiano e tra distese infinite di conifere, potendo scegliere tra gli anelli quasi pianeggianti vicino al paese o i tracciati più impegnativi che salgono verso il rifugio di Gève.
Infine, chiudiamo con il Queyras: la regione, parco naturale, si estende al di là del Colle dell’Agnello, ma in inverno si deve fare un giro più lungo passando per Briançon e Guillestre. Ma una volta in zona, si può scegliere tra quattro comprensori dediti allo sci nordico, ognuno con le sue caratteristiche. Citiamo la valle dell’Izoard, con i comuni di Arvieux, Brunissard (da dove si può salire al colle dell’Izoard dal versante opposto a quello di Le Laus), Souliers (bello e impegnativo il percorso che da La Chalp, poco dopo Arvieux, sale al lago di Roue e prosegue poi fino a Souliers) e la valle del Cristillan, con il paese di Ceillac adagiato su un vasto pianoro a 1.700 m., solcato da piste che attraversano un paesaggio pittoresco e maestoso.

Buona neve a tutti!

LINK

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